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A partire dalla preadolescenza, cioè dai 9 anni, i cambiamenti nel carattere e nel comportamento dei figli possono essere osservati in ogni famiglia e possono portare anche sorpresa o preoccupazione.


Talvolta infatti un genitore può osservare comportamenti che non si aspetta, che lo deludono o che lo preoccupano come se non riconoscesse più il proprio figlio adolescente: rispondere male e mostrare rabbia verso i genitori, non rispettare le regole, non aiutare, volere autonomia ma allo stesso tempo non essere responsabili, usare dispositivi tutto il giorno, non parlare, andare male a scuola, stare sempre chiusi in camera propria, avere comportamenti impulsivi, assumere alcolici o altre sostanze proibite sono comportamenti che allarmano in diversa misura un genitore, che può quindi desiderare il parere di una “persona esterna”. A volte per sapere se e è il caso di preoccuparsi, a volte per sapere come comportarsi.


In altri casi i comportamenti vengono segnalati dalla scuola, dagli allenatori, dagli insegnanti o da altri familiari, portando all’attenzione del genitore un comportamento che deve essere osservato e capito. In altri casi i ragazzi stessi sono portatori di sintomi che allertano i genitori che non sanno come porsi: uno stato di tristezza, pianto, isolamento e ritiro sono situazioni che sempre più spesso portano i genitori di adolescenti a chiedere aiuto.


Quando un genitore chiama per il proprio figlio lo psicologo convocherà anche mamma e papà: ma perché? “Perchè lo psicologo di mio figlio vuole vedermi?”


In primo luogo tutti e due i genitori di un minore sono tenuti a firmare il consenso informato al colloquio psicologico (cioè la seduta) a cui parteciperà il figlio minorenne. Tale consenso deve essere prestato naturalmente anche nel caso di separazione dei coniugi.


Ma non solo: i genitori sono coloro che vivono con l’adolescente, hanno visto i suoi cambiamenti nel tempo, sono portatori di tante informazioni e domande che possono essere condivise con il professionista. In altre parole sono coloro che più di tutti gli altri “sentono” l’adolescenza del proprio figlio, sono spettatori e partecipi della vita dell’adolescente, vivono con lui e spesso toccano con mano la sua sofferenza o faticano a capirne la rabbia. Si trovano a litigare, a mettere regole e poi a ricontrattarle, ad aspettare, a preoccuparsi, a chiedere magari senza avere risposta. Per questa ragione la loro partecipazione è utilissima e fonte di aiuto per lo psicologo.


E cosa accade se invece l’adolescente vuole parlare da solo con lo psicologo? In alcuni casi lo psicologo proporrà un percorso familiare, in altre occasioni un percorso individuale: questo perché il percorso psicologico con l’adolescente è sempre un percorso personalizzato, ritagliato sulle esigenze di crescita del minore e per questo viene sempre valutato il da farsi nel corso dei primi incontri di conoscenza e sulla base del problema portato.


La terapia familiare sistemica è il trattamento d’elezione per gli adolescenti perché è un approccio che considera non solo il ragazzo ma tiene di assoluta considerazione il sistema di affetti, legami, risorse e fatiche nel quale lui è inserito.

Per chiedere una appuntamento di consulenza per l’adolescenza qui trovi i recapiti https://www.psicologiadicoppia.com/contatta-psicologa/

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