Lara Franzoni 28 agosto 2014 0

Disturbo da accumulo: quando non si butta via niente

Il disturbo da accumulo è una delle patologie inserite nel nuovo Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali arrivato in Italia a maggio del 2014

Disturbo da accumulo: quando non si butta via niente

Il disturbo identifica le persone che hanno un bisogno intenso di accumulare grandi quantità di oggetti, al di là di ogni ragionevole necessità, riducendo il loro spazio vitale a casa e nei posti di lavoro.
Questa problematica rientra tra quelle correlate ai disturbi della sfera ossessiva-compulsiva ed è caratterizzata dalla difficoltà a separarsi dagli oggetti indipendentemente dal loro valore reale.

Questa condizione ha diversi effetti sgradevoli e pratici per chi ne soffre: non solo per le difficili condizioni di vita a casa (disordine, difficoltà a pulire, fatica nel ritrovare le cose, non sapere dove appoggiare gli oggetti…) ma anche le relazioni sociali ne possono risentire: non si fa più entrare nessuno a casa perché ci si vergogna o per timore di essere giudicati. Inoltre, anche il mantenimento di un ambiente sicuro per sé e per i propri familiari, arriva ad essere compromesso.
Spesso, circa nel 80-90% dei casi, coloro che soffrono di accumulo compulsivo mostrano anche un acquisto eccessivo e mostrano disagio quando viene impedito loro di acquistare nuove cose.

La risoluzione di una problematica simile può dare la possibilità di riprendere una vita affettiva e lavorativa serena e di poter gestire e progettare il proprio tempo, senza dover sempre aver il pensiero fisso all’idea di accumulare o alla preoccupazione di doversi liberare di molte cose. In coloro che soffrono di disturbo da accumulo infatti, non c’è solo la tensione a non gettare nulla, ma anche il timore di dover sistemare e catalogare ciò che si ha messo da parte spesso in modo del tutto caotico.

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