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 Il long covid con la sua stanchezza e perdita di memoria colpisce il 10% dei guariti (secondo alcuni studi anche molti di più), ma soprattutto donne e uomini tra i 40 e i 60 anni di età. Cosa succede dunque quando si guarisce ma si è troppo stanchi e affaticati mentalmente per tornare al lavoro o prendersi cura di figli, nipoti o genitori?

Il long covid è l’insieme del perdurare di alcuni effetti del virus anche dopo la guarigione: stanchezza, disturbi del sonno, ansia, ma anche disturbi della memoria e della concentrazione. Tra gli esiti della malattia causata dal Covid-19 e le sue varianti ci sono gli effetti di lunga durata che riguardano le funzioni cognitive. Infatti una parte di chi è stato ammalato presenta fin dopo sette mesi una serie di difficoltà a carico di memoria, attenzione, rallentamento nella velocità di esecuzione dei compiti e difficoltà a fare più cose contemporaneamente.

Tale stato assomiglia ad una nebbia cognitiva accompagnata da perdita di memoria e può proseguire anche dopo diversi mesi dalla guarigione. Le difficoltà si concentrano soprattutto nella memorizzazione di nuovi ricordi e richiamo di vecchi ricordi ma anche sulle abilità esecutive che permettono di pianificare e organizzare le prestazioni.

Skytg24 riporta come presso la Northwestern Medical Center, sia stato osservato come tali deficit si siano presentati in “..pazienti che erano stati precedentemente ricoverati in ospedale sia nei pazienti che avevano solo lievi sintomi respiratori”. Insomma anche persone che sembrano esserci ammalati in forma lieve possono sviluppare il long covid attraverso una sindrome che si estende anche nelle settimane successive.  

Molte persone non fanno controlli specifici dopo la guarigione, ma cosa succede quando bisogna tornare a studiare o lavorare o organizzare la giornata quando non ci si sente ancora al 100%? L’aumento dell’uso di farmaci e di psicofarmaci racconta di un disagio diffuso che perdura oltre la negativizzazione del tampone.

I problemi a carico della memoria e delle funzioni esecutive hanno un forte impatto sulla qualità di vita perché interferiscono con il funzionamento psicologico, lavorativo, occupazionale.

Sebbene non sia ancora completamente chiarito il meccanismo per cui i problemi di memoria, la nebbia mentale e la stanchezza cronica colpiscano i guariti, la riabilitazione con i suoi professionisti è già disponibile per contrastare gli esiti a carico delle funzioni cognitive.

Ad oggi le terapie per il long covid possono prevedere:

esercizi di riabilitazione,

diete alimentari,

supporto psicologico.

La riabilitazione per il long covid e i suoi disturbi di memoria è fondamentale in quanto permette di contrastare il deterioramento cognitivo e lo sviluppo di problemi neuropsicologici di lunga durata o lo sviluppo di problemi di salute mentale.

Presso lo studio di Psicologia Psicoterapia Riabilitazione di Bollate in via Fratellanza 1 (galleria Matteotti) è attivo un programma di Riabilitazione neuropsicologica rivolto ai pazienti guariti ma che tutt’ora presentano esiti dell’infezione. Il centro eroga prestazioni (anche senza ricetta) neuropsicologiche:

  • Ciclo di 8 sedute riabilitative
  • La riabilitazione è personalizzata ed anche computerizzata
  • Prima della riabilitazione viene svolta un’accurata valutazione delle aree da riabilitare
  • La riabilitazione avviene in forma individuale in sessioni della durata da 40 a 60 minuti

Per info e appuntamenti chiamare il 340 12 29 738 o scrivi attraverso il modulo lasciano il tuo contatto: https://www.psicologiadicoppia.com/contatta-psicologa/

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